Alimentazione: così ci si ammala in tavola

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    Curioso l’esperimento che a distanza di un paio d’anni dai primi studi che ne derivarono, oggi viene ripreso dagli scienziati per studiare i rimedi a quelle che sono le conseguenze di una errata alimentazione.Il tutto parte da un lavoro scientifico effettuato tempo fa in America e che consisteva nel sottoporre un individuo sano prestatosi volontariamente a far da cavia ad un esperimento sottoponendosi ad un’alimentazione intensiva di quella che molto spesso tanti giovani sono soliti concedersi; il risultato, come si vedrà, è stato disastroso.

    La “cavia” umana era ben rappresentata da un ragazzo sano, in perfetta forma fisica che si abbandonò, volutamente, ad un regime alimentare a base di prodotti distribuiti da una catena di prodotti fast-food di una nota azienda americana che non citeremo. Il risultato dell’esperimento è stato ripreso da un libro, “ Super Size me – Don’t eat this book “ scritto da Morgan Spurlock che ha denunciato, con la sua opera letteraria, come la giovane “cavia “ umana abbia aumentato il proprio peso ponderale di ben 3 chili alla settimana fino a divenire obeso in un solo mese.

    Il libro in questione è stata anche l’occasione per stigmatizzare, se mai ce ne fosse bisogno, come negli States vi sia ancora una scarsa attenzione ed educazione alimentare se solo si pensa che il menù cui si è sottoposto il giovane è quanto di più frequente e agevole possono assumere i giovani americani e non solo loro, ovvero hamburger e crocchette ed enormi quantitativi di patatine fritte e milkshake in porzioni super. Da ricordare che lungo tutto l’esperimento il giovane è stato seguito da un’equipe di medici specialisti in cardiologia, gastroenterologia, un dietologo ed un personal trainer.

    Il grasso ha il sopravvento

    Secondo quanto si evince dalle pagine del libro, l’escalation che si è palesata sulla salute dell’interessato è stata impressionante, si pensi che da uno stato di perfetta forma fisica iniziale attestato da attendibili certificazioni mediche, son bastate soltanto tre settimane per far schizzare i livelli di colesterolo del sangue e dei trigliceridi alle stelle. Ma ciò che ha scioccato i medici che hanno seguito il giovane è stato il confronto con la bilancia, visto che in dieci chili il volontario aveva già assunto 10 chilogrammi, che per la costituzione fisica del ragazzo e per il poco tempo intercorso prima di giungere a questo risultato è apparso davvero impressionante, soprattutto per le conseguenze fisiche, visto che un aumento ponderale di queste proporzioni si traduce in un grave rischio per la salute, per quella del fegato e dei reni in primis, oltre ad un risentimento a livello psico-fisico negativo.

    In questa prima fase, i medici impongono al giovane di interrompere immediatamente la prova a causa del grave rischio per la vita che il giovane corre, ma la “cavia” è decisa ad andare avanti fino in fondo, costi quel che costi e considera l’opportunità di ultimare del tutto la prova che dovrà durare altri venti giorni. e i risultati divengono ancora più devastanti, solo la perfetta performance del ragazzo, il fatto di riprendere la normale attività fisica, ben presto gli ha consentito, nell’arco di un anno, di tornare in forma.

    La droga in tavola

    C’è un dato che più di altri ha allarmato gli studiosi e cioè che, a metà esperimento, il ragazzo riferisce di essersi assuefatto alla dieta al punto da non poter più fare a meno di quel tipo di alimentazione, una sorta di dipendenza simile ad una droga che si ricollega perfettamente a quanto qualche tempo prima riferivano due ragazze americane le quali asserivano di non potere più rinunciare ai prodotti consumati presso una catena di fast food. Il libro, che riporta passo dopo passo l’avventura gastronomica del protagonista, ha avuto in America un successo immediato a riprova che l’argomento sta molto a cuore agli americani ma anche per via del fatto che nelle recensioni dell’opera letteraria si è dato molto spazio ai documentari che ne sono seguiti sullo stesso tema e relative notizie e interviste rilasciate da utenti dei vari fast food e del loro sistema promozionale americano per far leva soprattutto sui giovanissimi. Da tutto ne è derivata una condanna morale, ad esempio, a quelle forme di pubblicità che associano la figura del clown utilizzato come testimonial per promuovere i vari manicaretti commercializzati da aziende di fast food, fatto che stride molto con le campagne rivolte ai giovanissimi da medici e mass media se a queste si contrappongono rappresentazioni ludiche che hanno maggior presa su bambini e adolescenti, ciò anche in considerazione del fatto che i veri alimenti che servono nella dieta a tutte le età sono ben altre, si pensi alla frutta e verdura che non entrano mai nei menù proposti ai giovani americani nei fast food.

    I risultati negativi di queste diete sono sotto gli occhi di tutti, gli americani sono il popolo più obeso del mondo fatto che sicuramente aggravato con un’alimentazione come quella appena presentata, inoltre, sulle conseguenze dell’obesità oggi sembrano non esserci più dubbi, se mai ce ne fossero stati, basta tornare al giovane volontario ed alle sue condizioni dopo il trattamento per fugare l’ultima incertezza circa l’innocuità o meno di diete simili. Eppure, la cosa che meraviglia di più è anche un’altra; ovvero, gli Stati Uniti si distinguono in tutto il mondo per la ricerca scientifica avanzata e per l’attenzione che in quel Continente si ripone ad essa, del resto i risultati di questi sforzi sono sotto gli occhi di tutti, ma, nonostante tutto, con una contraddizione tutta americana, in quel bellissimo Paese può succedere che ci si uccida in tavola!