Alimentazione: alga africana contro denutrizione

Alimentazione: alga africana contro denutrizione

La lotta alla fame nel mondo continua: contro denutrizione e malnutrizione si studia un'alga africana dalle qualità nutritive molto importanti e che, con opportuni metodi di lavorazione, può vantare anche un buon standard di sicurezza e igiene

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    Affrontiamo molto spesso il tema dell’obesità, che rappresenta una vera e propria epidemia, per lo meno in Occidente, ma non bisogna dimenticare che altrove, con numeri molto alti, il problema da affrontare è opposto, cioè quello della denutrizione e della malnutrizione.

    Fortunatamente c’è chi continua a studiare il problema per trovarvi una soluzione e recentemente le attenzioni si sono concentrate su un alimento africano, l’alga dihè, originario del Lago Chad, che rappresenta già una risorsa alimentare ed economica importante ma che potrebbero diventare utile contro la malnutrizione non solo in quella regione dell’Africa, ma in numerose aree del mondo dove la fame è ancora un nemico da combattere.

    L’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran),nell’ambito di un progetto pilota della FAO e dell’Unione Europea (in corso dal 2004) e in collaborazione con l’Itrad (Institut Tchadien de Recherche Agronomique pour le Developpement du Chad), ha condotto uno studio sulla sicurezza e sulla qualità nutrizionale di questo alimento, che si ottiene essiccando e lavorando l’alga verde-azzurra del lago Ciad.

    In particolare, il progetto punta a individuare nuove tecniche di produzione e trasformazione alimentare che permettano di ottenere dall’alga un alimento ancora più sicuro e nutriente di quello tradizionale: lo studio, quindi, ha confrontato differenti modalità di produzione, una tradizionale e una “migliorata”, rilevando le differenti caratteristiche qualitative e igieniche del cibo ottenuto.

    I primi risultati sembrano rilevare che, da un punto di vista nutrizionale, non ci sono sostanziali differenze: “il dihè migliorato resta una fonte eccellente di proteine, minerali, folati e carotenoidi per combattere la malnutrizione” spiega Marina Carcea, la ricercatrice Inran coordinatrice dello studio.

    Però “il dihè migliorato, pur mantenendo un elevato valore nutrizionale, è igienicamente più sicuro e non è contaminato dalla sabbia” aggiunge l’esperta.

    Quindi la tecnica innovativa sembra fornire una maggiore sicurezza alimentare “nel rispetto delle tradizioni locali e favorendo al tempo stesso uno sviluppo socioeconomico diffuso” sottolinea la ricercatrice. Ma lo studio non si ferma, come suggerito sempre da Carcea: “Sotto il profilo tossicologico e tecnologico la ricerca può ottenere risultati ancor più significativi”.

    Cogliamo l’occasione per ricordare che è possibile contribuire, nel proprio piccolo, al sostentamento dei meno fortunati: le modalità sono tante, basta affidarsi alle principali ONLUS e ONG, come Save The Children, di cui vi abbiamo illustrato le iniziative per il Natale.

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