Alcol: rischio alto per 8,6 milioni di italiani

Alcol: rischio alto per 8,6 milioni di italiani

Cresce il consumo di alcol nel nostro Paese, cresce, soprattutto, fra i giovanissimi, che bevono, sempre più spesso, superalcolici fuori pasto

da in Adolescenti, Alcool, Giovani, Malattie, Ministero della Salute, News Salute, Sanità
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    Rischio alcol elevato in Italia

    Il rapporto tra gli italiani e l’alcol sta diventando sempre più stretto e pericoloso: i connazionali consumano quantità sempre più importanti di bevande alcoliche e lo fanno nel modo più sbagliato. Non si beve solo più per il piacere di gustare un buon bicchiere di vino in compagnia, ma per ubriacarsi, per ottenere lo “sballo”. Dilaga, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, un fenomeno dal profilo preoccupante, il “binge drinking”.

    L’alcol è diventata una pessima abitudine, fonte di sballo e ubriachezza “molesta” per troppi connazionali, dediti al “binge drinking”, che passano le serate “a ritmo” di cocktail, superalcolici e “shottini” dall’elevata gradazione alcolica. Infatti, secondo le stime, le cifre non sono rassicuranti: sono oltre 8 milioni 600mila gli italiani considerati a rischio, la percentuale di ricoveri ospedalieri, legati al consumo di alcol è cresciuta del 10% e la mortalità alcol correlata ha raggiunto livelli di guardia, superiori alla media degli altri Stati europei. Il quadro allarmante emerge dalla relazione annuale al Parlamento del ministero della Salute.

    Tra gli italiani e l’alcol sembrano essere cambiate le “dinamiche”, soprattutto nell’arco dell’ultimo decennio: dal 2000 al 2010 è aumentato in modo importante il consumo di bevande alcoliche, ma soprattutto superalcolici lontano dai pasti, da parte delle fasce più giovani della popolazione.


    La classica “birretta” con gli amici o il bicchiere di vino a cena si trasformato in una lunga schiera di aperitivi, cocktail, amari e superalcolici, a pasto, ma soprattutto, fuori pasto. Tra i giovani (18-24 anni), i consumatori fuori pasto sono passati dal 33,7% al 41,9% e tra i giovanissimi (14-17 anni) dal 14,5% al 16,9%.

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