Alcol: il nuovo fenomeno del binge drinking

Alcol: il nuovo fenomeno del binge drinking

L’Istat sottolinea inoltre che nel 2009 le persone con più di 11 anni che hanno avuto almeno un comportamento a rischio, quindi consumo giornaliero non moderato o binge drinking, sono state 8 milioni e 454 mila (15,8%), di cui 6 milioni e 434 mila maschi (25%) e 2 milioni 20 mila femmine (7,3%)

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    Il fenomeno italiano del Binge Drinking

    Una volta si eccedeva con l’alcol nelle osterie o a casa propria ricorrendo per lo più al vino, adesso in un mondo che cambia rapidamente analogo smodato consumo si effettua in quelli che gli esperti chiamano binge drinking, dove ad essere interessata come bevanda alcolica non è più il vino, ma i superalcolici e per lo più consumati fuori pasto ed in un’unica occasione.

    Lo dice l’Istat che traccia dettagliatamente il fenomeno italiano riferito all’anno 2009; “La diffusione del consumo di alcol – rileva l’Istat – è sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni, ma il modello di consumo tradizionale, basato sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza giornaliera, sta progressivamente cambiando. Da abitudini di tipo tradizionale, basate sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza più che altro giornaliera, quote sempre maggiori di popolazione sono passate progressivamente a bere alcolici al di fuori dei pasti con frequenza prevalentemente occasionale”.

    E a dimostrazione del fenomeno italiano partecipa anche la sempre maggiore propensione del gentil sesso ad interessarsi al Binge drinking, visto che le donne che bevono smodatamente superalcolici fuori dai pasti sono aumentati del 23,6%, l’aumento per i maschi è stato del 6,2%, mentre decresce del 24,4% (contro il -11,9% dei maschi) quella di consumatrici giornaliere. Accanto alla riduzione dei consumatori di solo vino e birra, aumentano quelli che consumano anche altri alcolici come aperitivi, amari e superalcolici. Insomma il modello italiano ha finito per scopiazzare quello del Nord Europa e ha finito per investire anche i minorenni.

    L’Istat sottolinea inoltre che nel 2009 le persone con più di 11 anni che hanno avuto almeno un comportamento a rischio, quindi consumo giornaliero non moderato o binge drinking, sono state 8 milioni e 454 mila (15,8%), di cui 6 milioni e 434 mila maschi (25%) e 2 milioni 20 mila femmine (7,3%).

    “Dati preoccupanti e allarmanti” secondo il Codacons, che chiede la sospensione degli esercizi per chi vende alcolici ai minorenni e lo stop alle “finte bevande analcoliche“, nonché una campagna massiccia di informazione nelle scuole per far conoscere i rischio legati al consumo di alcol. Per l’associazione “è indispensabile l’applicazione rigorosa della vigente normativa e vanno comminate le pene massime previste per chi somministra bevande alcoliche ad un minore di anni sedici, pene che vanno fino alla sospensione degli esercizi.

    E’ necessaria la piena applicazione dell’art. 689 del codice penale, articolo non applicato, in particolare, per chi vende le finte bibite. Stiamo parlando di quei prodotti alcolici travestiti da innocue bevande, ma che in realtà hanno una gradazione di 5/6 gradi, ben superiore a quella fissata per legge per essere considerate analcoliche (1,2 gradi è il tetto fissato dalla Legge n. 125/2001). Questi drink sono diretti ad un pubblico giovanile, vengono spacciate come semplici bevande fresche e dissetanti e sono molto diffuse nei locali per i giovani. Sono proprio queste finte bibite ad essere vendute anche ai minori di anni 16, violando le norme vigenti”.

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