Alcol: anche gli anziani a rischio

Alcol: anche gli anziani a rischio

Anche gli anziani a rischio abuso alcol, droghe, abuso di farmaci con conserguenze disastrose per la loro vita e per l'incolumità altrui sopratutto stradale; diverse le motivazioni molto diverse comunque rispetto a quelle dei giovani

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    Chi crede che lo sballo sia solo prerogativa dei giovani si sbaglia, anche gli anziani, almeno alcuni di loro, trovano, ahinoi conforto, nell’alcol, nei farmaci e persino nelle droghe pesanti, cocaina in testa. Ciò che cambia nel rapporto con i giovani, a parte l’età, il numero di anziani adusi a queste insane abitudini e anche le motivazioni.

    Spesso l’anziano che ricorre all’alcol lo fa per lenire il proprio disagio e la depressione derivante dalla solitudine stessa, anche se così facendo aggrava la propria situazione; il fatto è pero che oltre due milioni e mezzo di over 65 sono potenzialmente a rischio di abuso di sostanze stupefacenti, alcol e medicinali presi in eccesso.

    Se ne è parlato X Congresso della Società italiana di psicogeriatria, a Gardone Riviera (BS) dal 15 al 17 aprile, sottolineando che i cambiamenti della società stanno profondamente influenzando il pericolo di abuso nella terza età, spesso poco conosciuto e sottovalutato. “E’ in crescita – spiega Marco Trabucchi, presidente della Società italiana di psicogeriatria – il fenomeno delle separazioni tra coniugi anche in età avanzata, evento nuovo che ha effetti devastanti sulla psiche dell’anziano, in particolar modo della donna. Le anziane casalinghe bevono molto, quando non hanno interessi familiari e sono sole, e fanno spesso un uso inappropriato o eccessivo di analgesici oppioidi, ansiolitici e sedativi“. In molti casi, l’unica compagnia è la pasticca o la bottiglia. Per Trabucchi, inoltre, “le difficoltà economiche incidono sulla possibilità di avere attività sociali, così come il pensionamento: la ‘sindrome della perdita di senso’, collegata con la fine del lavoro, comporta spesso depressione e la sensazione di essere inutili. Così, l’alcol e lo stordimento dato dai farmaci assunti in modo inappropriato o addirittura dalle droghe diventano un rifugio per molti”.

    Ma quanti sono gli anziani che ricorrono ad esempio alla cocaina, alle anfetamine e alla marijuana? Secondo un recente censimento dovrebbero essere almeno diecimila, ma parliamo di cifre in difetto, visto che in molti sfuggono alla conta.

    A bere alcolici invece sono un milione di ultra sessantacinquenni, di cui l’80 sono uomini il 20% donne. Devono di più i fumatori o gli ex fumatori. “Il problema – avverte l’esperto – è la quantità. Non si dovrebbero bere più di due bicchieri al giorno. Le conseguenze dell’abuso di alcolici sono infatti molto gravi: dei circa 35.000 decessi l’anno per patologie correlate all’alcol, come malattie cardiovascolari, tumori e cirrosi epatica, oltre 16.000 riguardano persone con più di 65 anni”.

    Un effetto disastroso di questa insana tendenza di rivolgersi all’alcol ce la da la constatazione dell’aumento degli incidenti stradali negli over 75 enni al punto che il numero di sinistri di queste persone è eguagliato a quello degli under 24. Ad aggravare la situazione il fatto che l’anziano che beve spesso è assuntore di farmaci per curare le multipatologie di cui soffre, col risultato che unendo le due sostanze gli effetti alla guida sono deleteri.

    “Gli anziani finiscono per prendere sempre più medicinali, in un incremento esponenziale che deriva anche dalla necessità di placare le ansie dovute alla solitudine e alle difficoltà economiche. Molti aumentano le dosi e fanno scorta di medicinali, sfuggendo di fatto al controllo del medico – spiega Trabucchi – Il metabolismo dell’anziano è però più lento rispetto a quello degli adulti e i suoi organi sono anche più sensibili agli effetti dei farmaci: cresce così la probabilità che si sviluppi una vera e propria dipendenza”. Spesso, avverte, “ciò avviene in chi già assume farmaci in numero elevato per motivi clinici (talvolta si arriva anche a 12-15). Si può quindi creare un ‘cocktail esplosivo’ con danni a fegato, reni e a cervello in persone peraltro già fragili a causa delle loro multiple malattie”.

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