Al lavoro: tutti sani!

Al lavoro: tutti sani!

Con l'influenza, ad esempio, meglio evitare di fare gli stakanovisti a tutti i costi; spesso a non volerlo è proprio il datore di lavoro, conscio di come l'ostinatezza del dipendente spesso finisca per essere un danno anche per gli altri e per l'azienda in generale

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    Influenza

    Forse spiazzerà il ministro Brunetta la notizia che ci viene dall’Inghilterra e che testimonierebbe che l’ostinazione a raggiungere il posto di lavoro, pur se in precarie condizioni di salute, quale potrebbe dare un’influenza, un raffreddore o una qualsiasi altra malattia per lo più sintomatica, è meno diffuso di quanto si potesse credere e tale predisposizione di molti lavoratori alla fine non piace neanche ai loro datori di lavoro; il motivo, molto semplice, in scarsa forma esposta sul luogo di lavoro, febbricitanti e malconci durante le ore lavorative, non solo si rende meno, ma si rischia anche di contagiare gli altri in un effetto domino che manda tutta la forza lavoro in malattia.

    E che la percentuale di dirigenti di azienda che la pensa in questo modo, almeno in Inghilterra, è molto alto, lo dimostra il sondaggio compiuto su mille intervistati dalla Camera di Commercio britannica, che palesa nelle cifre la situazione; ben 750 dirigenti e manager, o semplici datori di lavoro, la penserebbe così, proprio per la scarsa resa produttiva del dipendente ammalato. Ma di contro, i lavoratori inglesi, almeno quelli, quando stanno davvero male e sono costretti a stare a letto, ad esempio con la febbre, si sentono in colpa e fanno defezioni al lavoro, solo quando non possono fare altrimenti.

    Chissa che il ministro Brunetta oltre Manica sarebbe stato un disoccupato!

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