Aids: prevenzione prossima allo zero

Aids: prevenzione prossima allo zero

Oltretutto, se da un lato non si può ammettere che le campagne di informazione su questa temibile malattia siano state sempre insoddisfacenti al punto da non sgrezzare l’ignoranza di parte della gente nei confronti del virus responsabile dell’Aids

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    Il virus dell’Aids pare aver cambiato la sua faccia nei riguardi dei giovani in particolar modo, non perché tale virus abbia beneficiato o subito una sorta di mutazione che l’abbia reso meno aggressivo di un tempo, semmai per tutta una serie di eventi che ha fatto si che le giovani generazioni, in particolar modo, abbiano in parte “anestetizzato” la paura del virus, attuando tutta una serie di comportamenti che tutto farebbero, meno che metterli al riparo dall’AIDS.

    Ad esempio, sono troppi quei giovani che ritengono che si possa avere a che fare con il virus HIV solo se si fa uso di sostanze stupefacenti, eroina in particolar modo, che richiede l’uso di siringhe. Così come sono ancora troppi quelli che credono che l’uso della pillola anticoncezionale preservi, non si sa bene in che modo, dal virus stesso.

    Oltretutto, se da un lato non si può ammettere che le campagne di informazione su questa temibile malattia siano state sempre insoddisfacenti al punto da non sgrezzare l’ignoranza di parte della gente nei confronti del virus responsabile dell’Aids, dall’altro lato occorre dire che a seguito del fatto che la cura per la malattia è oggi possibile molto di più di quanto potessero attuare una decina di anni fa gli allora protocolli terapeutici, tutto ciò ha creato la consapevolezza nella gente che la malattia è superata e che la cura valga a risolverla quasi sempre.

    Difatti, se da un lato è vero che oggi esistono cure in grado di far convivere il paziente con la malattia, non si può neanche tralasciare un aspetto importante dell’Aids stesso, ovvero, quello di considerare che stiamo parlando di un agente patogeno, un virus, fra i più temibili possibili, che potrebbe cambiare faccia, mutarsi, divenire più aggressivo e difficilmente controllabile. E che si parli di una malattia in ascesa lo dimostra il numero di sieropositivi che nella sola Italia l’anno scorso ammontavano a 110 mila circa e che già lo scorso anno sono giunti a 140 mila, ma non è tutto, visto che secondo le stime degli esperti mancherebbero all’appello qualcosa come 40 mila pazienti che, pur essendo sieropositivi, non sanno di esserlo e dunque non si controllano ed in America le cose vanno anche peggio, visto che oltreoceano i casi “ in nero” ammonterebbero anche ad oltre mezzo milione di persone.

    “L’epidemia da HIV ha ancora molte zone d’ombra sia a livello terapeutico, sia per quanto riguarda l’aspetto della prevenzione e del controllo della diffusione del virus – sottolinea Massimo Galli. E proprio su quest’ultimo aspetto è cruciale porre l’attenzione. “ICAR 2009 – continua Galli – sarà l’occasione per porre l’accento sull’importanza dell’attività preventiva.

    La malattia non è ancora sotto controllo: sono, infatti, previsti 3-4 mila nuovi casi l’anno. Attraverso la ricerca avremo anche la possibilità di delineare strategie più idonee per limitare il fenomeno. “E’ necessario – ha sottolineato anche Adriano Lazzarin, – che dall’osservazione clinica emergano domande ai problemi non ancora risolti dalle terapie, che rilancino la ricerca in tutti i campi verso una vera normalizzazione del paziente sieropositivo anche sul piano dei parametri biologici. E sull’aspetto della prevenzione rincarano la dose le associazioni. Il trend di diagnosi in aumento viene, infatti, imputato a un mancato investimento di spesa sanitaria in strategie di prevenzione che si sono rivelate efficaci a contrastare la diffusione del virus: dagli interventi volti a modificare i comportamenti a rischio, promozione e distribuzione di profilattici maschili e femminili, interventi di riduzione del danno rivolte alle persone che utilizzano droghe.

    Possibile, dunque, che oltre a non fare prevenzione, si vada spesso incontro a questa malattia a cuor leggero, come dimostra anche il fatto che il preservativo è ancora visto da molti uomini e donne, come un ostacolo al piacere della sessualità?

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