Aids: oggi la giornata mondiale

Aids: oggi la giornata mondiale

Un bilancio preciso rappresentato dalla lotta a questa terribile malattia virale non è facile farlo, visto che i 25 milioni di morti in tutto il mondo sono sicuramente in difetto rispetto alla portata del virus che insistendo inizialmente e prevalentemente in zone disagiate del pianeta non forniva le possibilità per giungere ad un censimento certo del grado di morbilità dell’agente patogeno

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    Africa Subsahariana

    Chissà se, nella profonda tragedia che ha rappresentato per l’umanità nell’ultimo ventennio l’AIDS per lo meno qualcosa non ci abbia insegnato, ci ha forse reso edotti sul fatto che non esistono malattie meno gravi solo perché da esse ci separano gli oceani e migliaia di migliaia di chilometri di distanza; in primis, perché se sviluppo globale dell’intero pianeta dovrà esserci, questo non potrà avvenire nella totale indifferenza verso i popoli disagiati nel mondo e poi perché, come bene ci ha insegnato il virus HIV, è solo questione di tempo, ma un’infezione virale anche nata lontano da noi, se sussistono le dimensioni, coinvolge alla fine tutti!

    E che l’AIDS, con il suo carico di morte e sofferenze ci abbia coinvolto tutti, giungendo persino a mutare i nostri costumi, non ci sono dubbi, ci ha resi più accorti verso le malattie sessualmente trasmesse, ci ha in qualche modo orientati verso un tipo di sessualità più consapevole dei rischi che si possono correre in assenza di precauzioni, così come a diversi livelli qualcuno ha pure utilizzato tale immane tragedia quale deterrente volto a moralizzare stili di vita meno dissoluti ed in ultimo, ci ha aiutato a capire di quanto importante sia stata e sia sempre la ricerca medica, mista alla solidarietà fra popoli, contro un nemico subdolo e silenzioso che oggi si può tenere più a bada di un tempo e domani si potrà persino debellare; parliamo del Virus dell’AIDS.

    Un bilancio preciso rappresentato dalla lotta a questa terribile malattia virale non è facile farlo, visto che i 25 milioni di morti in tutto il mondo sono sicuramente in difetto rispetto alla portata del virus che insistendo inizialmente e prevalentemente in zone disagiate del pianeta non forniva le possibilità per giungere ad un censimento certo del grado di morbilità dell’agente patogeno. Ma, oggi 1 dicembre, nella Giornata Mondiale per la lotta all’Aids, siamo in grado di stabilire con certezza che le sacche più presenti e pericolose del virus si repertano nell’Africa Subsahariana dove attualmente vivono ben 22 milioni di persone affette dal virus e che il dato sia spaventosamente preoccupante lo dimostra il fatto che parliamo di popoli poco sviluppati dove pensare ad una prevenzione ed ad una cura della malattia è più arduo per effetto delle condizioni di vita di quelle terre. Ecco perchè assume sempre maggior rilievo la LVIA che lavora in 11 paesi dell’Africa sub-sahariana. Tra questi, in Burundi, dove ha avviato nel 2007 un progetto di lotta all’aids. La provincia di Ruyigi, dove opera la LVIA, è tra le più povere del Burundi.


    Sforzi sovraumani accompagnano il lavoro dei volontari dell’associazione con poche strutture e pochi mezzi messi a loro disposizione, eppure quel poco o tanto che son riusciti a fare in quei luoghi è senz’altro merito di coloro che hanno creduto in quel progetto. E lo dimostrano le iniziative in atto con strutture in grado di diagnosticare la malattia e di prevenirla soprattutto nella trasmissione madre-figlio, tant’è che le donne incinte sieropositive che aderiscono a questo protocollo, sono sottoposte a trattamento con antiretrovirale dalla 28° settimana di gestazione, e 5 giorni prima del parto un servizio di navetta gratuito garantisce il trasferimento in ambulanza all’ospedale di Ruyigi, affinché possano partorire in buone condizioni e limitare il rischio di trasmissione del virus al proprio bambino. Un programma senza fine che adesso punta a coinvolgere tutta la Provincia di Ruyigi con analoghe iniziative e che proseguirà incessantemente almeno fino a quando non si sarà posta la parola fine alla malattia stessa.

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