Aids: malattia ancora “sommersa”!

Aids: malattia ancora “sommersa”!

Non essere a conoscenza di essere malati o sieropositivi ritarda le cure col rischio di giungere alle terapie quando lo stato di depressione del sistema immunitario ha raggiunto livelli di guardia

da in AIDS, Infezioni, Malattie, Virus
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    Anche se l’AIDS non è più lo spauracchio di un decennio fa, stante le migliori cure che oggi consentono di affrontare molto meglio tale malattia virale, con maggiori possibilità di successo terapeutico, ancora oggi tale patologia resta purtroppo ancora “ sommersa” considerato l’allarmante dato che fa si che su 120 mila sieropositivi almeno la metà non sanno di esserlo.

    Il problema serio che tale fatto comporta è il rischio che tali soggetti potrebbero continuare ad avere rapporti sessuali non protetti rischiando di contagiare potenzialmente i loro partner; questo l’allarme lanciato da di Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità, intervenuto al “HIV Summit Italia 2009″ che si è tenuto a Roma a marzo. “In Italia”, ricorda Vella, “dall’inizio dell’epidemia si sono verificati oltre 60.000 casi di AIDS. Al picco di nuovi casi di malattia conclamata, rilevato nel 1995, ha fatto poi seguito una rilevante diminuzione dell’incidenza. Negli ultimi anni, però, la curva epidemica è pressoché stabile”.

    Oltretutto, sempre secondo lo studioso italiano, non essere a conoscenza di essere malati o sieropositivi ritarda le cure col rischio di giungere alle terapie quando lo stato di depressione del sistema immunitario ha raggiunto livelli di guardia; “All’inizio degli anni 90″ ricorda Vella, “solo una persona su 5, pari a circa il 20% del totale dei nuovi casi di AIDS, scopriva di avere il virus al momento della diagnosi di AIDS o poco prima (negli ultimi 6 mesi prima della diagnosi di malattia conclamata), oggi questo avviene in più di un caso su due, per la precisione, quasi nel 60% dei casi”.

    Un problema. quello di non sottoporsi al test dell’AIDS, che accomuna l’Italia con altri Paesi europei e che comunque non ha una diffusione ubiquitaria in tutto il nostro Paese; ad esempio, fermo il fatto che non è nota la motivazione di tale comportamento da parte delle persone, si riscontra che chi vive al sud o nelle isole ha una maggiore probabilità di arrivare tardi al test rispetto a chi vive al nord, mentre gli immigrati sono in assoluto coloro che hanno il rischio maggiore di arrivare tardi al test.

    Maggiore è la probabilità di test ritardato nei maschi e, soprattutto, nei non tossicodipendenti.

    Sarà perché si ha poca percezione del rischio contagio, infatti mentre è più noto il pericolo di contagio quando si ha a che fare con siringhe utilizzate da tossicodipendenti, mano paura fa il fatto di poter avere rapporti sessuali non protetti con persone di cui non si conosce il loro stato di salute, spesso perché proprio tali persone sono le prime a non sapere di fatto come in effetti stiano.

    L’Aids “sommersa” è in costante aumento,dunque, “colpa”, spiega Giampiero Carosi, direttore dell’Istituto Malattie Infettive e Tropicali dell’Università degli Studi di Brescia, “in primo luogo della disinformazione della popolazione generale, per effetto della quale si confondono la riduzione dei nuovi casi di AIDS con il pieno controllo della situazione”. E questo, nella realtà, si traduce nel ridotto utilizzo del test HIV,vuoi perché socialmente parlando vige ancora l’abitudine di considerare i sieropositivi dei “ semi-appestati “ sia perché non sempre, anche in ambito sanitario, vi è molta attenzione da parte degli addetti ai lavori, nel seguire al meglio gli eventuali sintomi di un’infezione da HIV.

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