Aids: abbassata la guardia si scoprono migliaia di nuovi inconsapevoli sieropositivi

C'è meno paura dell'AIDS e si commettono molte imprudenze come dimostra il dato secondo il quale vi sono 40

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    Rapporto non protetto

    Vi sarebbero sviluppi sul virus dell’AIDS ma non tanto sulle cure che ormai sono sempre più sofisticate ed efficaci, semmai sul fatto che è aumentata la soglia dei potenziali siero positivi e di quelli che già lo sono senza neanche saperlo, quest’ultimi sarebbero stati quantizzati in ben 40 mila italiani. Ma c’è di più, sale anche la quota di coloro che non sono più giovanissimi, addirittura parliamo di cittadini “over 40” i quali si infettano mediante rapporti sessuali non protetti per lo più occasionali e finiscono col contagiare mogli, compagne o fidanzate in genere, non ritenendo di sottoporsi ad eventuali controlli diagnostici, insomma, con un’irresponsabilità scandalosa.

    A tracciare lo sconfortante quadro lo Studio Icona che da oltre dieci anni offre uno spaccato della popolazione ammalata o potenzialmente in grado di ammalarsi di AIDS o che finisce col diventare sieropositiva e che ha visto cambiare la tipologia del potenziale paziente di questa malattia e che in ordine alla quale, grazie allo studio effettuato in tutta Italia con l’aiuto di diversi Centri Universitari, ha consentito di studiare un numero di oltre 6.200 persone provenienti da diversi ospedali della nazione stabilendo sul campione esaminato le occasioni che hanno avuto gli appartenenti di ammalarsi a causa del virus o di rischiare di venirne a contatto.

    Secondo Mauro Moroni, ordinario di malattie infettive dell’Università di Milano “Dopo 10 anni sono cambiati i sieropositivi italiani – spiega Moroni – Dieci anni fa il virus ‘camminava’ con lo scambio di siringhe, oggi più del 70% delle donne e oltre il 40% degli uomini si infetta attraverso rapporti sessuali”.

    E le possibilità di contagio crescono non sono fra gli omosessuali, ma anche fra gli eterosessuali a palesarci questa situazione è la dottoressa Antonella d’Arminio Monforte, ordinario di malattie infettive dell’Università di Milano e segretario scientifico della Fondazione Icona. Ed è cresciuta l’età degli Hiv positivi.

    “Il problema – aggiunge l’esperta – è che oggi il rapporto occasionale non è visto come pericoloso”. “Il vecchio concetto delle categorie a rischio è crollato – sottolinea Moroni – Sempre meno persone fanno il test, e questo perché non si rendono conto di essere a rischio. Così l’Hiv si scopre sempre più tardi. E la stima è che 40 mila persone ingnorino la propria condizione” e si trasformino in inconsapevoli ‘untorì, “che avranno anche più problemi per

    affrontare le terapie”.

    Oltretutto, quella che fra la fine degli anni ottanta e gli inizi dei novanta era considerata la peste del secolo oggi, almeno sulla carta, fa meno paura tant’è che se ne parla meno, sarà perché ha lasciato il posto a pandemie stagionali, chi non ricorda il virus dell’aviaria, sarà perché i media vi dedicano meno attenzione, ma oggi se ne parla davvero meno, ma non si può al contempo affermare che oggi non vi sia più alcun pericolo a causa di questo virus; “ogni giorno – sottolinea Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, 13 persone si infettano con l’Hiv in Italia, episodi prevenibili nel 99% dei casi”.

    Ciò significa che, senza fare terrorismo psicologico, la guardia sulla patologia non dovrà mai essere abbassata, ciò vuol anche dire che i rapporti protetti dovranno essere la norma soprattutto quando si hanno incontri occasionali, anche perché, oltre all’Aids esistono molte malattie trasmissibili per via sessuale, molte delle quali anche aumentate di numero, un motivo in più per usare la massima prudenza anche nelle situazioni più piacevoli.