Acqua: ma quella dei nostri rubinetti è davvero potabile?

L'acqua che esce dai rubinetti di molte regioni italiane non è per nulla a norma col risultato che il quantitativo di sostanze anche tossiche ammesse dalla Legge supera di cinque volte in consentito

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    acqua rubinetto

    Hanno voglia di osannare l’acqua potabile che esce dai rubinetti delle abitazioni italiane, non è poi così scontato che tale acqua possa garantire la totale potabilità, anzi, non si spiegherebbe in altro modo la preoccupazione espressa dalla Comunità Europea che ha incaricato il Comitato Scientifico sui rischi per l’ambiente rilevando nella nostra acqua un quantitativo di sostanze tossiche ben sopra la norma.

    Tale situazione si riflette in un rischio per la salute che riguarda non gli adulti, semmai i neonati.Ma quali sono tali sostanze rilevate nell’acqua potabile? Parliamo di fluoro, boro e arsenico che in certe aree del Paese sono a livelli quintuplicati rispetto ai limiti consentiti dalla Legge. “L’Italia – spiega Altroconsumo – è il paese europeo dove più frequentemente si permette ad alcuni acquedotti di erogare acqua con valori fino a 5 volte superiori alla legge, in particolare per arsenico, boro e fluoro. Una pessima abitudine, che ha più volte suscitato polemiche e creato allarmismi sui potenziali rischi sulla salute“.

    Lazio, Campania, Toscana, Umbria, Lombardia, comprese le province di Trento e Bolzano sono quelle zone del Paese dove si consente di erogare acqua potabile fuori norma; “È per questo che il Ministero della salute, prima di prolungare ulteriormente la possibilità di deroghe, ha sollecitato alla Commissione europea un nuovo parere scientifico sulla scottante materia” scrive Altroconsumo in una nota.

    Dunque i pericoli corsi sono in special modo per i bambini sotto i tre anni e, come ricorda Altroconsumo, l’arsenico è un elemento non essenziale all’organismo umano e, a elevate esposizioni, può causare tumori della pelle e degli organi interni; il fluoro, se assunto in quantità eccessiva causa fluorosi dentale e ossea nei bambini e il boro è tossico per le vie riproduttive.

    L’Associazione dei consumatori spiega che “quando è in vigore una deroga, la regione deve informare adeguatamente e tempestivamente la popolazione coinvolta, fornendo indicazioni specifiche per le categorie di popolazione più esposte a rischi: bambini e adolescenti, donne in gravidanza e allattamento“.

    “In attesa di una tempestiva messa al bando delle deroghe, chiediamo al Ministero della Salute di segnalare – ad esempio attraverso una mappa interattiva sul sito – tutti i territori che hanno ottenuto deroghe su alcuni dei parametri previsti dal decreto legislativo 31 del 2001 per le acque destinate al consumo umano”.

    Fonte foto: Misilmeriblog